Il primo color book che ho comprato era a tema giapponese. Non ricordo di aver pensato: «Ecco, questa diventerà la mia passione». Mi piaceva il soggetto e avevo voglia di provare, senza costruirci sopra grandi aspettative. Avevo tra le mani un libro da colorare, non l’inizio di un progetto, e proprio per questo mi sono avvicinata alle prime pagine senza sentire il peso di dover riuscire bene. Non disegnavo. Una pagina completamente bianca non mi suggeriva nulla e non avevo la capacità di trasformarla in una figura. Nel color book, invece, il punto di partenza esisteva già. Non dovevo chiedermi come tracciare un volto o come rendere credibile un paesaggio; potevo dedicarmi a quello che mi attirava davvero, cioè scegliere i colori e decidere come farli vivere dentro l’immagine. Quel libro dedicato al Giappone mi ha dato subito molto materiale per fantasticare. Non mi interessava riprodurre fedelmente ciò che avrei potuto vedere in una fotografia. Preferivo seguire il mio gusto e lasciare...